Delanteri

mi ricordo i tempi in cui abbiamo cominciato a rotolare insieme, la palla ed io…

Il punto della giornata (La rivincita dei Nerd)

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Continua la marcia imperiosa dell’Inter. Cenerentola impaurita in Europa, si trasforma in campionato ,diventando ancora una volta corazzata imbattibile. Mourinho si gongola vedendo finalmente sbocciare  il suo pupillo  Ricardo Andrade Quaresma Bernardo Barbosa, detto ” ‘ZZOGUARDI”, mentre sembra più insanabile  la frattura con l’altro gioiellino, Mario Balotelli. Il giovane attaccante raggiunto dai microfoni di Sky  durante l’intervallo del match,  ha affermato: “Quando ero piccolo oltre che tifare per il Milan portavo  i capelli lunghi e biondi…”.

Botte e spettacolo nel derby della Lanterna; il Genoa vince e convince. Da applausi  la danza Haka in dialetto genovese inscenata dai giocatori blucerchiati capitanati dal poliglotta Antonio Cassano, poco prima del fischio iniziale. A gennaio la Samp tornerà sicuramente sul mercato: probabile l’arrivo di Jonah Lomu e di un mediano di mischia per completare il reparto di centrocampo.

La Juve crolla ancora, e questa volta sembra che la crisi sia quasi irreversibile. A punirla ci pensa un vecchio pupillo di Delantero: il marcatore che sblocca il match è nientepopodimeno (questa parola è la prima volta che la vedo scritta..) che Anderson Miguel Da Silva, in arte Nenè, uno dei nomi di punta del Bidonometro 2009/10 (vedere post del 17 agosto).

Continua la sua scalata il Milan e soprattutto continua  a convincere il modulo “w il Parroco 1977″ , tanto caro a Leonardo e soci. Segna una doppietta il redivivo figlioccio di David Bowie, Klas Hunteelar, alle sue prime reti stagionali. Galliani a fine partita si coccola il gioellino olandese affermando: “Hunnteelar in certe movenze mi ricorda Van Basten” – e un attimo dopo scorgendo il suo Gianluca tra la folla ha ribadito:”Però adesso che lo guardo bene, mio figlio invece assomiglia a Dustin Hoffman nel LAUREATO…”

Firmato Michael .j. Minareto

Written by delantero

Novembre 30, 2009 alle 11:24 pm

attenti, altrimenti vi ricastigo !!!!

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Quella Domenica del ‘76 – giocavo nel Padova ed ero anche capitano della squadra – dovevamo incontrare in casa l’Udinese. Mancavano poche domeniche al termine del campionato  e noi eravamo in una posizione tranquilla di metà classifica, mentre loro erano al vertice iniseme alla Cremonese e vincendo contro di noi, molto probabilmente sarebbero saliti in Serie B. Durante la settimana precedente all’incontro, fui ripetutamente contattato da un esponenete della società friulana che mi offriva 7 milioni per comprare una mia prestazione scadente. Quell’anno la società patavina era allo sbando e i nostri premi partita erano fedeli a quelli federali:  22.000 lire al punto. Quindi per me sarebbero state 44.000 lire in caso di vittoria e 7 milioni in caso di sconfitta! Non c’era partita: bastava che giocassi male quell’incontro. Altre volte era successo e senza che mi fossi portato a casa una lira. Accettai. Così ci accordammo sul posto in cui il lunedì sucessivo ci saremmo incontati ed io mi sarei preso i soldi.  Sarebbe stata la prima volta che intascavo del denaro per perdere una partita. Già mi era successo in Serie A, ma quella volta ci avevano dato dei soldi per vincere, non come stavo facendo in quell’occasione per  ’perdere’. Mi sentivo confuso. Mi sentivo una merda: avrei tradito i miei compagni, l’allenatore Toni Pin, ma soprattutto la mia coscienza. Lo stadio ‘Appiani’ quella domenica era stracolmo di pubblico composto quasi per intero da tifosi friulani. E fu quel pubblico di ingrati conterranei che, come entrai in campo, mi coprì di improperi e di insulti, a farmi cambiare idea e a salvarmi.  Decisi di punire quei bastardi di merda e di far rimanere la loro squadra nel purgatorio della Serie C anche l’anno seguente.  Tutte quelle imprecazioni erano frustate  a cui dovevo assolutamente rispondere per le rime. Affanculo i 7 milioni, viva le 44.000 lire ! Vinsi la partita da solo. Feci due gol, uno dei quali addirittura da calcio d’angolo soffiandomi prima il naso con la bandierina e poi garantendo con gesti plateali che avrei fatto gol proprio lì. Avrei potuto  giocare contro il mondo intero, contro Dio stesso. Quel giorno non c’era un cazzo da fare, non ce n’era per nessuno!

L’anno seguente, quando giocavo con l’ Audace San Michele, sempre in C, incontrai l’Udinese per altre due volte, ma nessun fischio e nessun insulto partì nei miei riguardi! La squadra friulana fu promossa in B.

Ezio Vendrame  - “Se mi mandi in tribuna, godo” – Edizioni Biblioteca dell’Immagine

 

Written by delantero

Novembre 27, 2009 alle 11:33 am

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Se mi mandi in tribuna, godo.

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Mi trovavo con la mia squadra (il Napoli) all’aereoporto di Capodichino in attesa del volo che ci avrebbe portato a Cagliari. Era un sabato del 1976. Nella sala d’imbarco avevo adocchiato una ragazza stupenda che avrebbe preso lo stesso nostro volo e che in quel momento stava parlando con Vinicio. “Sarà una nostra tifosa” pensai. Certo era un bel pezzo di figa!  Prima di salire sull’aereo ci fu tra noi uno sguardo intenso, quindi da parte sua una specie di sorriso che sembrava regalarmi un filo di speranza. Chissà cosa andava a fare a Cagliari e chissà se l’avrei rivista. Incredibile ma vero!  Me la trovai seduta su un divano della hall dell’albergo! Faceva la modella ed era venuta a Cagliari apposta per vedere la partita! Tra gli sguardi invidiosi dei compagni e quelli omicidi dell’allenatore, l’abbordai. Ci inteddemmo immediatamente e ottenni la promessa di rivederci a Napoli. La domenica, un’ora e mezza prima della partita, Vinicio annunciò la formazione. Io non c’ero. Per la prima volta mi aveva fatto sparire anche dalla panchina!  Inutile nascondere che ci rimasi male: una pugnalata al cuore proprio nell’unico anno in cui avevo deciso davvero di fare il calciatore!  Quell’esclusione si rivelò propizia: visto che non potevo scendere in campo, salii in tribuna a giocare la mia ‘partita’. Riagganciai la modella e, dopo qualche abbraccio e qualche timido bacio, il ‘riscaldamento’ era concluso: me la portai nei cessi del Sant’Elia e la trombai.

Ezio Vendrame  - “Se mi mandi in tribuna, godo” – Edizioni Biblioteca dell’Immagine

Written by delantero

Novembre 23, 2009 alle 12:54 am

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Zemanlandia

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In un oscuro preserale infrasettimanale, il dito viaggiava veloce combinando a caso numeri e geometrie. Mi ritrovo su ESPN Classics, un covo di scorie del passato messe lì per far gonfiare gli occhioni ai nostalgici. Il faccione del boemo si materializza su uno sfondo nero. Indossa un morigerato golfino con la zip e la sua faccia solcata lo rende il corrispettivo calcistico di Clint Eastwood. Torvo, essenzialmente. Pochissime parole, calibrate e masticate alla perfezione. La sua sigaretta riscrive la gestualità del mister a zona estrema, del suo braccio puntato in avanti per segnare la sua personale linea di difesa (cioè praticamente a centrocampo), un 1-2-7 di spaventosa portata che alla fine degli anni ottanta e nei primissimi novanta lo resero protagonista di una di quelle fiabe di provincia.

Prendi una città come Foggia, piena di baffi e bar con le luci neon. Prendi una città come Foggia e dagli un biondo allenatore che non parla, un presidente sempliciotto ma pieno di “grano” (Pasquale Casillo, il magnate del cereale, che lasciò la presidenza dopo l’arresto per associazione camorristica, accusa per cui è stato assolto nel 2007), una trimurti d’attacco che ancora scuote i sogni dei rossoneri (Signori-Baiano-Rambaudi), e un geniale direttore sportivo (Peppino Pavone). Non si riprenderanno più. Non vorrano più riprendersi.

Zemanlandia (di Giuseppe Sansonna del 2009) è un documentario fatto di gol, tantissimi gol, colonna portante di una storia d’amore e di fango, di urla scomposte e silenzi ieratici. Momenti intesi rievocati con maestria, come lo spogliatoio assediato dai tifosi dopo il k.o con il Parma, giocati sulla secca mimica leoniana di Zeman che, sguardo atarassico, sibila una delle sue frasi ad effetto. Una storia fatta di piccoli movimenti microfacciali che Mister Zeman riserva ai suoi ricordi di caterve di gol fatte con una squadra che non sarebbe bastata a pagare nemmeno un quarto d’ora di Ibrahimovic. Una storia d’amore e di furore come quello che colse i tifosi accecati che distrussero a zappate ringhiose il campo di Foggia intimando a tutti di sparire dalla circolazione (scena di una violenza inaudita, da coprirsi gli occhi come negli horror, insostenibile per la crudeltà).
Gol, Gol, Gol. Spazi aperti, carambole alla Paul Newman, giocatori che corrono come matti, che sbucano ovunque, che assiepano l’area avversaria banchettando felici e contenti. Hard Pressing. Mezze punte metal. Gol belli, Gol facili. Gol e parole. Le poche dell’uno e le sproloquiate dell’altro.
Seduti su un divano in un bel salotto, da un lato Pasquale Casillo inscena, con un vitalismo e una spregiudicatezza alla Joe Pesci tutti i ricordi, adulandosi, ammiccando, parlando di soldi e invidiando la completa assenza di avidità nel personaggio Zeman (“Solo i soldi per le sigarette gli servivano”- ammette sconsolato).
Dall’altro composto, rigido (tanto che dici “adesso gli si materializza adosso un poncho e un fucile”) con un aplomb misteriosa, il terrore di tutti i giocatori molli, l’uomo che ti fa allenare coi sacchi di sabbia e ti fa correre su e giù per le gradinate dello stadio Zaccheria. Allenamenti da marines in un campo d’oratorio pieno zeppo di buche simili a crateri lasciati da un metorite.
Con la differenza che l’imperturbabile Zdenek non ha bisogno della verve sputacchiosa del Sgt. Hartman per farsi dare retta. Ad una sua impercettibile mossa del sopracciglio si scatena l’inferno. I siparietti con Beppe Signori che imita Casillo, con Di Biago che ricorda quegli anni con gli occhi lucidi, gli ultrà folli d’amore per nomi per loro impronunciabili come Shalimov e Kolyvanov, le caramelle del tifoso ogni inizio partita, la copertura totale di TeleFoggia 24 ore su 24, rendono Zemanlandia, nella sua impertinente ricerca ossessiva dei gol a grappolo e nella sua scellerata ma fantastica noncuranza verso le infinite profanazioni della propria porta, una testimonianza preziosa di un calcio che galoppava felice, facendoti dilatare le pupille.

La frase
«Lui promesso campo vero, io sto ancora aspettando»

Si ringrazia per la preziosa collaborazione l’insondabile Zeman di casa

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Ottobre 28, 2009 alle 10:59 pm

La Cassaneide di Corrado Sannucci

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Corrado Sannucci scriveva amabilmente di Calcio su Repubblica. Era un delantero vero, aveva il ritmo nelle righe e leggerlo significava scoprire sempre qualcosa di più su quella maledetta palla rotolante. Questa una delle ultime cose che ha scritto sul nostro pupillo comune Cassano. Gustatevela.

[...] Si parla molto di valori in questi ultimi mesi e la domanda è questa: se l’Italia in Sudafrica dovesse andare incontro a un flop (non augurabile, ma alcuni segnali premonitori ci sono), chi pagherà per l’ostracismo al numero 1?
Non il ct Lippi. Non incasserà un premio mondiale ma lo attende la Juve dove farà quello che gli piace di più, comandare.
Non i giocatori. La loro delusione sarà lenita dai contratti che hanno in Italia, munifici per quanto la crisi possa tendere a tagliarli.
Non Cannavaro, che avrà stracciato ogni record di presenze in nazionale e che presumibilemnte si ritirerà.
Non i tanti bolliti (a giudicare dalle partite iniziali del campionato).
A pagare per il flop saranno:
i tifosi dell’Italia, che non sono i drughi, quelli della curva sud, gli ex irriducibili, che non gliene può fregare di meno, ma i tifosi mondiali dell’Italia, dispersi per motivi di lavoro, per scelta e spesso per povertà, che sventolano la bandiera e sentono ancora l’Italia una nazione;
e poi il protagonista Antonio Cassano, che avrà perso forse l’ultima chance di disputare un Mondiale. Edwin Moses, il più grande ostacolista sui 400 di tutti i tempi, perse la medaglia di Mosca ‘80 (la terza, aveva vinto a Montreal ‘76 e avrebbe vinto a Los Angeles ‘84) perché gli Usa boicottarono le Olimpiadi in seguito all’invasione sovietica dell’Afghanistan. Per Cassano servità molto meno, basterà il boicottaggio di uno.

[...]

C’è una classifica dellle comunità umane?
In fondo alla classifica il branco. Ragazzi che si uniscono anche a caso, fanno violenze, spinti dalla rabbia cieca dell’ignoranza o dell’emarginazione.
In cima forse c’è il convito platonico, nel quale si discetta del mondo e delle sue verità reali o metafisiche.
In mezzo c’è il “gruppo”. I gruppo si autoelegge, decide a chi dare la propria tessera. Il gruppo non ha valori e lui stesso il valore, tutto comincia e tutto finisce con la cooptazione e una volta che il numero è completo tutti gli altri sono esclusi. Non si ammettono nuove iscrizioni perché non sono ammesse dismissioni. “Lui ormai è del gruppo” Il gruppo non fa scelte ma solo respingimenti. Chi è fuori non conoscerà mai i requisiti per essere nel gruppo. Chi è dentro però può giudicare chi vuol entrare e dire che ci sono “ragioni tecniche e psicologiche”.
Le forme della socialità sono guidate dalla coscienza della responsabilità condivisa e collettiva, dal riconoscimento dei valori e del merito nell’ambito di uno scambio tra le parti della società. Ma questo non è valido per il calcio, qui conta il “gruppo”.
Nella classifica dei raggruppamenti umani il gruppo non è a metà: è appena sopra il “branco”.

alunni delanteri

Written by delantero

Ottobre 16, 2009 alle 7:38 pm

Cessione Stellare

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Berlusconi sbotta su Ronaldinho: ” Basta. Lo dò al Fano”

si ringrazia Edward per la preziosa collaborazione

Written by delantero

Ottobre 8, 2009 alle 3:30 pm

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Quentin Soccer. Maccaroni Kombat, Spaghetti Western e tiri rasoterra.

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E’ la settimana dei bastardi. E’ la settimana delle mazze dell’Apache. E’ la maledetta settimana delle svastiche sulle fronte. Urge post a metà tra Quentin e i campionati. Allora con gli occhi ancora pieni del sangue degli scalpi crucchi e le orecchie frullate dal dialetto del Tennessee immagino quali tra i giocatori stellari si candidino dritti dritti per un ipotetico sequel/reboot degli Inglourious e non solo.

1. al numero uno, all’angolo sulla vostra sx, il peso gallo Franck “lo sfregiato” Ribéry. Centrocampista offensivo, buca lo schermo con la sua enorme cicatrice e il suo affascinante volto da oscuro dadaista. Quentin gli riserverà lunghi ed intensi primi piani in cui sorseggia Virgin Piña Colada in un sudato bar di periferia parlando forbitamente della teoria del Rasoio di Occam.

2. al numero due, all’angolo sulla vostra dx, il peso welters Carlos Carlito “The Apache” Tévez. Come membro del Piola Vago, Quentin lo disegnerà come ardito ed esperto conoscitore della variazione folk colombiana cumbia villera. Il dialogo tra lui e una stunt americana andata in Colombia per farsi chiudere in una bara di legno durerà circa 10′ e sarà tutto in panoramica avvolgente. Utilizzato da Tarantino in più riprese, toccherà l’apice postmoderno con una scena di transizione lunghissima (ma con la tensione che sale a mille) che lo vede spostarsi da un capo all’altro del mondo per uccidere la proprietaria di una casa del the che in realtà è una sanguinaria vedova yakuza. Attaccante potente, è in grado di spaziare lungo l’intero fronte offensivo. Con un nunchaku griffato Galliano.

3. Coprotagonista di sostanza. Jakob Stam detto Jaap. Peso massimo. Forte nel gioco aereo e nell’uno contro uno. Quentin ha in serbo per lui uno Stetson coloro albume e un sigaro cubano. Nonostante le sue origini olandesi, Quentin vuole fare di lui un rifugiato pieno di odio che spara a tutti proiettili rasoterra. E beve solo latte freddo con il succo di frutta. In una sequenza che ti arriva in faccia come un montante impossibile da incassare, verrà visitato da un cattivissimo e religiosissimo Juninho Pernambucano che lo vuole arruolare nelle squadre speciali del Bope. Segue breve combattimento in cui la potenza del Juninho “infighters” è tutta controbilanciata dallo slugger potente dell’olandese. Sulle note di Il Buono, Il Brutto e Il Cattivo.

4. Il vero protagonista. La star. Peter “lo Snello” Crouch.
Coinvolto in una rapina stellare che ovviamente andrà a puttane, sarà impegnato da Mr.Tarantino in una rutilante partita di carambola in cui alla fine ucciderà 10 uomini con il gesso da dare alla punta della stecca. Vicino a lui Kim Kardashian ballerà vestita da geisha e alla fine gli staccherà un orecchio. Nel flashback che lo vede protagonista, che si spezzetta in dieci piccoli altri flashback, la sequenza in cui si fa tatuare il bulbo oculare da Pam Grier vestita di soli calzini di spugna.

5. Last but not least. Antonio Cassano. Quentin aveva in serbo per lui la parte di un dissidente ispirata ad un pezzo di pellicola rimasta sotto il cartoccio di pizza di Enzo G. Castellari. Doveva essere quello che se la cava in un mexican standoff ispirato a Cani Arrabiati di Mario Bava. Ma poi Antonio gli disse: “Quentin, scusa ma oggi c’è umidità. Devo andare a mettere la coperta di lana a scacchi sulla Ferrari”. Quentin trasecolò. Pensò ad un film solo per lui. Il resto nelle miglior sale.

Firmato

miss madsen

Written by delantero

Ottobre 5, 2009 alle 3:31 pm

Time for a change

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Bar infame di una grigia via milanese. Intervallo del turno infrasettimanale; un ominide a metà tra Saddam Hussein e Umberto Smaila sbraita dietro il suo tavolino, affermando con certezza assoluta (suo cugggino con tre g conosce uno che conosce  il massaggiatore del Milan) che Berlusconi abbia già da tempo venduto la squadra a Gheddafi.

Il sottoscritto fissa la parete spatolata di rosa che ha davanti e inizia fantasticare. Pensa che bello, che rivoluzione !! Nelle bancarelle fuori dallo stadio non venderebbero piu sciarponi di lana con scritto “Inter Merda”, ma bensì  keffiyeh di cotone  inneggianti alla libertà del popolo palestinese e alla grandezza di Allah. Al posto del leggendario  Panino Combo Salamella e – MaSiValàMetticiDentroTutto – i paninari zozzi dell’antistadio venderebbero scodellini di humus agli anacardi del Bosforo e infusi di foglie aromatiche.

La squadra andrebbe in ritiro estivo sull’altipiano marocchino dell’Alto Atlante, e l’amichevole d’esordio verebbe disputata contro la Rappresentativa dei Mujahidin libanesi Under 20. (la Prima Squadra ha sempre problemi di rosa….). E per finire sai che  goduria poter disputare il Trofeo birra Moretti nello Yemen con tanto di fastosa cerimonia d’apertura  nel quale tutti i leader della Repubblica islamica  sarebbero chiamati a fare  proselitismi sull’importanza del calcio nell’era nucleare: il tutto comentato da Fabio Caressa e Beppe Bergomi leggera differita, ovviamente su Al Jaazera.

Un bestemmione fuori campo, probabilmente proveniente dalla sala col trotto, mi  riporta alla grigia realtà. Nello schermo c’e un brutto primo piano di Storari che urla; sento le voci dei due commentatori e penso  a come starebbero bene vestiti come due beduini afghani..

Firmato

Morrrisey (quello del primo periodo)

Written by delantero

Settembre 25, 2009 alle 1:20 pm

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Capelli spezzati, sfibrati, che non splendono?

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La Juventus ha appena ordinato alla L’Oréal una fornitura stagionale di shampoo anti-Crespo. Sembra combatta anche i ciuffi in fuorigioco.

Firmato
Lisci come la seta


Written by delantero

Settembre 24, 2009 alle 10:39 pm

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MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE PER IL COIFFEUR DI ALVAREZ E HAMSICK

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Io la chiamerei sindrome da scontro-diretto. Quella strana sensazione che ti porti dietro tutta la giornata ed evapora con il fischio d’inizio. Quella incomprensibile voglia di vedere la propria partita sfogliando il giornale, ciondolando per casa, rispondendo alle mail, inventandosi un dolcino di prugne, insomma facendo altro. Un sospetto mi serpeggiava lungo la shiena. E infatti. Avevo scambiato due battute con delantero maschio che, riscoprendosi trappattoniano, mi aveva avvertito “Non dire gatto…”. Sono tornata a casa di corsa. Ho preso un autobus fittissimo e mi sono tuffata nell’ipod. Il tempo di obliterare e una bambinetta pizzetta-munita mira la mia gonna con fare minaccioso. Strane nubi si sono addensate all’orizzonte. Ma è il mercoledì di bandreunion, e faccio finta di non vederele. Purtroppo non è una gran giornata. Non c’è l’all in e io avevo sfidato l’oscuro destino proclamandomi prima in classifica.  Mi davo dunque da fare nelle mie cose.  Ritagliavo gli articoli dai vecchi giornali. Nella scocciata fase della sconfitta, è accaduta una cosa bellissima. Ho trovato un titolo del Corriere – sezione sport che mi ha rimesso di buonumore: Papadopulo “Difesa a tre? Per forza non ho il quarto”. I titolisti simpatici sono la mia passione. Il turno infrasettimanale si è colorato di vecchi ricordi ed io, travolta da un’onda viola che mi lasciava seriamente contusa, che avevo appena iniziato a farmi scandire la settimana dalle serie tv (grazie fox che mi organizzi la vita), mi son ritrovata a pensare ad un mitico titolo della Gazzetta di milioni di anni fa “Macchè Eriberto, mi chiamo Luciano….”   Il mio di titolo? Che ve lo dico a fare…

Firmato
Zucchero Kandinsky

Written by delantero

Settembre 24, 2009 alle 1:19 pm