BYRON MORENO, PEGGIO DEL JOHN LOCKE DELLA QUARTA SERIE DI LOST. L’ARTE DI NON AZZECCARNE NEANCHE UNA PER SBAGLIO…
A parte che, tornando a casa ieri sera tardi e, sintonizzatomi su solito canale sportivo con aranciata amara come da rituale prima di coricarmi, l’avevo scambiato per quel simpaticone di Mino Raiola. E ditemi se non c’assomiglia un pochino, nella foto di repertorio con le vallette di Stupido Hotel.
Una sola puntata andata in onda prima della definitiva cancellazione. Il nostro eroe impegnato in un balletto con Carmen Russo. Con ogni probabilità, uno dei momenti più bassi di mamma rai. Fu invitato in Italia anni dopo la Corea, per un 5 minuti di ben remunerato pubblico ludibrio. Insomma, rieccolo! Che un ecuadoriano venga pizzicato a trafficare cocaina sarebbe notizia da trafiletto locale, ma al massimo. Se invece l’ecuadoriano in questione è Byron Moreno, ecco che il gioco cambia e bum! Agenzie di stampa impazzite, rotocalchi e avveleniti di facebook si sfregano le mani ed in un amen è tutto un rincorrersi di post ed articoli. Byron Moreno assurge alla ribalta delle cronache nell’anno del signore 2002, durante i mondiali di calcio disputati in Corea e Giappone. Il nostro vi partecipa nelle vesti grassocce di arbitro, con tanto di brillantina a go-go, utile per sottolineare un malinconico taglio di capelli da dittatura peronista. Negli ottavi di finale, Moreno viene selezionato per dirigere i padroni di casa contro gli azzurri del Trap, a cui non bastò la solita buona dose di acqua santa per esorcizzare l’unticcio e gorgonzoloso spauracchio. L’Italia perse quell’incontro per 2 a 1, con un gol nel supplementare di Ahn Jung-Wang, all’epoca attaccante di riserva del Perugia di Gaucci. La nazionale, invero, si era già ben predisposta tecnicamente, con vagonate di immaginaria vaselina, a prendersela in quel posto, ma l’arbitraggio di Byron, ecco, alimentò più d’un sospetto che non fosse tutta colpa nostra. Un gol regolare annullato a Tommasi, l’espulsione di Totti. E pazienza se il Vieri di “sono più uomo io di tutti voi” la ciabattava ignominosamente da un metro e mezzo. Si va a casa e Byron Moreno diventa un tabù. Fatto sta che gli italici sospetti vennero confermati non direttamente, la Fifa dichiarò infatti la conduzione arbitrale ineccepibile, ma per vie trasverse anni dopo. Byron venne infatti espulso dalla stessa Fifa in seguito ad acquisti ben superiori alle sue dichiarate disponibilità economiche (vacanze da sogno in lidi tropicali, Bentley e Ferrari Testarossa).
Non solo.
Nel Febbraio 2003 Moreno ritornò prepotentemente sulla cresta dell’onda, questa volta in patria. Il nostro eroe si candida per il consiglio comunale della città di Quito, sempre grassoccio e degno di una comparsata in grease. Desta quindi più d’una perplessità la conduzione di gara fra il Barcelona Sporting Club ed, appunto, l’LDU Quito. Moreno concesse al Deportivo un rigore inesistente e la possibilità di giocare come tagliagola. Infine deliziò tutti con la ciliegina sulla torta di 13 minuti di recupero, per permettere la segnatura della rete della vittoria alla squadra ospite. Radiazione. Ed oltre al danno la baffa, quegli sporchi ipocriti degli abitanti di Quito neanche lo elessero. Ma veniamo alle ultime ore. Moreno viene arrestato il 21 settembre presso l’areoporto JFK di New York. Nascondeva 6 kg di cocaina nelle mutande. Ufficialmente lavorarava per una televisione ecuadoriana, in qualità di commentatore sportivo. Byron Moreno ha vissuto al limite, Byron Moreno rappresenta proprio quel limite a cui noi, persone comuni, miriamo per sfiorarne i confini. Byron Moreno è l’uomo che ha di gran lunga oltrepassato il limite imposto dalle sue personali colonne d’Ercole, trasbordando alla ricerca di quel benessere che, evidentemente, una vita onesta non poteva concedergli. Byron Moreno, in cuor suo, ha sempre creduto di meritare molto di più, ha sempre pensato di essere molto più furbo. E dire che sarebbe bastato dare un’occhiata a Jackie Brown per capire che è sempre un grande rischio passeggiare dal JFK con una buona dose di cocaina appresso, a meno che tu non sia un’avvenente, maliziosa e furbissima hostess, con un piano da attuare e una sceneggiatura tarantiniana da spiare.
Byron, coglione, avevi più speranze se nascondevi la coca sotto il golfino, come un bambino che gioca a fare il ciccione. Sei chili in più sarebbero stati giustificabili con un paio di Big Mac. Sei chili di pacco in più invece sono stati troppi da sostenere, a testimonianza di un uomo che ha toccato il fondo, continuando incessantemente a leccare un ego da guinnes dei primati. Lo vogliamo ricordare così, avvinghiato ai fianchi di Carmen Russo, rimirandone goffamente le poppe e volteggiando imbranato fra le spirali di un destino che l’hanno, volenti o nolenti, consegnato alla storia del dio del calcio.
Fat Tuesday