Delanteri

mi ricordo i tempi in cui abbiamo cominciato a rotolare insieme, la palla ed io…

Archivio per ottobre 2010

La relatività esiste davvero. Se guardi oggi una partita fra i popolari allo Zaccaria. Là dove la distanza di un tecnico dalle sue caramelle è una sciocchezza, come i gol in fuorigioco selvaggio.

con un commento

Il calcio forse dovrebbe essere così, o forse dovremmo smetterla di farci dire cosa dovrebbe essere e immaginarcelo per come realmente lo vorremmo. Ci sono i teorici del risultato a tutti i costi. Hai voglia quanto ce ne frega nel veder volare stinchi avversari e non saper fare un triangolo, dall’alto di un metro e novanta di statura, speculare su un gol in mischia da calcio d’angolo fino al 90’ ed esultare alla fine con la mascella italica in bella evidenza. Emozioni. C’è invece chi fa il fuorigioco a metà campo, pitagora col terzino in 40 metri di campo, col centravanti che accorcia e il centrocampista che si inserisce. 4 a 4 alla fine, ma siamo comunque tutti contenti. Emozioni, le prime come le seconde.

Lo “Zaccaria” ha riaperto i battenti riscoprendosi uno stadio non devoto all’illuminismo, ma all’estetica. Così coloro che ne affollano le tribune ricordano i Touluse-Lautrec, i malinconici sognatori del Moulin Rouge. L’amore per l’effimera bellezza del gioco del boemo, travalica i confini del cuore, dello sfottò. Ed il calcio, a Foggia, diventa spettacolo, tanto quanto andare alla prima di un determinato regista o ad un concerto di quella band.
Zdeněk Zeman torna, all’inizio di quest’anno, nella sua Foggia, l’unica provincia pugliese che il mare non lo vede e, da vicino, se lo immagina. A Foggia si parla un dialetto che è un trionfo di consonanti e gli innamorati strusciano a perdifiato nella “villa” mano nella mano con il compagno/a di turno. Intorno alcune massaie preparano le melanzane per la parmigiana. Sono calorosi ed amichevoli i foggiani. Danno subito confidenza. Pacche sulle spalle. Sono gli strani casi della vita per cui un boemo, freddo come il ghiaccio, in un contesto del genere, può sentirsi a casa. Torna il Foggia di Zeman a giocare allo Zaccaria, dopo le prime giornate in purgatorio per via dei lavori di ristrutturazione dello stadio. Non è più la serie A, ma non importa nulla. L’avversario di turno è il Viareggio e lo stadio è gremito in ogni ordine di posti. C’è pure Fernando Iannucci, il signore che, dai tempi di Signori e Baiano, aspetta il ritorno del boemo, per consegnargli le consuete caramelle beneauguranti, un rito sempre perpetrato ai tempi di Zemanlandia. In posti come questi basta poco per diventare un personaggio. Zeman è preoccupato quando esce dagli spogliatoi, ma non è certo tensione calcistica. Si guarda intorno e di Fernando neanche l’ombra. Era stato poco bene ultimamente, vuoi vedere che.. Ma poi, una pacca sulla spalla, uno sguardo che si riunisce sancisce il protrarsi della beneaugurante routine. Una manciata di canditi. In bocca al lupo. Non è cambiato niente.
Dopo l’esilio delle prime giornate a Vasto, dopo quasi 20 anni. Il Foggia di Zeman è di nuovo di Foggia e del calcio italiano. L’ultima panchina era targata primo maggio del 1994, si giocò e si perse col Napoli una sorta di spareggio per la coppa Uefa. Oggi si vivacchia un gradino sotto la B, dove la distanza fra gli spalti e il terreno da gioco è più leggera, quasi non si sente e un tecnico può preoccuparsi di ricevere una manciata di caramelle, d’attenzioni. La squadra che stupì il mondo ad inizio degli anni 90’ schierava giovincelli in rampa di lancio, svezzati dalla malinconica, ottusa ricerca del gol del boemo, manco fosse Achab con la sua Moby Dick. Signori, Baiano, Rambaudi. Oggi sono arrivati in prestito da Milan e Palermo Romagnoli e Laribi. Ma non è cambiato niente. Fuorigioco selvaggio a metà campo, lo schema non funziona e il Foggia, in un baleno, deve rincorrere. Nel giro di 10 minuti è calcio spettacolo. L’azione che porta all’inzuccata vincente di Agodirin è avvolgente e sinuosa. La punizione gioiello di Laridi odora d’amarcord. Peccato che un rigore dubbio permetta ai toscani di pareggiare alla fine del primo tempo. 2 a 2. Squadre negli spogliatoi. Per puro caso sarà anche il risultato finale. Ad oggi i rossoneri sono la squadra professionistica più prolifica con 18 reti all’attivo e, manco a dirlo, quella con la retroguardia più perforata (15 gol subiti). Il pubblico non si sogna nemmeno di fischiare l’ennesimo pareggio casalingo. I 7.500 dello Zaccaria sono tutti per lui, per il profeta, per un uomo così diverso da loro in grado di emozionarli come nessuno. E pazienza se per vedere triangolazione rapide e chilometriche bisogna mandar giù qualche fuorigioco sbagliato a metà campo. Come dire che la Gioconda di Leonardo, in fondo, non è poi questa gran figa.

Firmato

Fat Tuesday

Scritto da delantero

ottobre 11, 2010 alle 7:55 pm

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