Archivio per novembre 2010
Fenomenologia del bidone
il vero bidone trascende il gol. il vero bidone non è quello che non sa giocare, è quello che non riesce a giocare. Che se anche segna lo fa con tristezza e fatica. L’epiteto di bidone è legato a strane congiunture (mercato, spogliatoio, formazione, ruolo, clima, feste diurne e notturne). Quaresma non è bidone, per esempio. Quaresma è proprio scarso. Diego potrebbe essere un altro serio candidato. Il piccolo figlio di David Bowie l’ennesimo campioncino di latta.
Welcome to Santa Inquisizione
Preparate la gogna. Affilate i coltelli. Fate schioccare le fruste. Ché dobbiamo punire l’insubordinato.
C’è un’irregimentazione spietata che coinvolge tutti i livelli dell’emisfero terrestre. E me ne sono ricordata domenica sera mentre guardavo Controcampo. E non è una battuta. Non stavo cercando anfratti aberranti. Non ho dovuto immettere strane psw per arrivare a quello spettacolo dell’indecenza. Ho solo schiacciato un pulsante. E come capita a tutto l’orrido, la sua valenza autoipnotica ha avuto la meglio. Volevo sapere cosa succedeva nei salottini con i finti sociologi arenati che oltre a genio e sregolatezza, poverini, non sanno cosa dire. Sono piombata nell’oscurantismo più frizzante, nella caccia alla streghe e bacchettate sulle mani, che veramente Montessori levati…Il processo a Giovanna d’Arco (quello di Dreyer, mica altri) al confronto sembrava una puntata di The Big Bang Theory. Facce cupe, culturalismi al bacon, degradazione dell’animo umano in ovvietà che mi viene la lebbra a pensarci.
Prima che arrivi il moralizzatore con il suo bel kit di attrezzi scaduto e arrugginito, prima che la valletta scosciata di turno non venga distratta dalla scimmie che ha in testa, la dico io una cosa. Lo sapete bene, che cosa penso io di SuperC., di quanto lo difenda, di quando consideri la sua personalità uno dei più grandi regali che possano all’umanità capitare. Ho già abbastanza pontificato sul senso di essere scomodi e la bellezza dell’orizzonte incompleto e la fatica dell’essere quello che gli altri non possono essere. Minoritari, spettacolarmente perdenti, struggentemente tragici. Storia di relazioni con potere. Di relazioni con una gerarchia sballata. Con un capetto di provincia invidioso dei suoi stessi campioni, con una cordata di supporters ingrati e moralisti. Sepolcri imbiancati, tutte colombe bianche. Che non vedono l’ora di vedere il reo appeso in pubblica piazza sottoposto per un’intera settimana agli sputi zozzi dei normalizzatori. Una livella che funziona come una mannaia, una esemplarità della pena da applicare in strani campi, un rigore infernale sproporzionato al comportamento. Sembra che non stia parlando di calcio, qui..eppure. Mi piace tenere d’occhio i rapporti tra dirigenza e campo, tra le stringate Church’s dei presidenti e i tacchetti Nike dei campioncini. Tra il presidente che allunga la formazione e quello che mette solo la firma sugli assegni. Che cosa succede quando un paese come il nostro in piena e folle adorazione del capo scopre che anche altri piccoli capi ogni tanto vengono presi a sputi. Ci si schiera col potente ingerente. Perchè noi non siamo un paese, ma una tribù. Costantemente piena di rituali appiattiti, di adorazione sballata verso individui pieni di potere. Capitolo II dunque. Dall’anestesia inflitta alla fiera per farla rientrare nei ranghi della normalizzazione, ovvero “facciamolo diventare un cliché” alla terribile conquista dell’integrazione nella feroce legge del branco. Che naturalmente prima o poi fa di tutto per farti scontrare con il leone alpha. Cioè, davvero, ma manco a Madagascar 2 si subiscono degli ostracismi così violenti. Qui c’è un passo in avanti. Abbiamo potenziato lo stereotipo.
Perchè chi sta fuori dalla scatola si attira un livore bavoso che tifosi, presidenti, opinionisti non si preoccupano di nascondere.
Strano, in un paese governato dalla pancia più molle e volgare non riusciamo a capire la differenza tra l’abuso di potere e il pieno e romantico ammutinamento. E seee figurati, addirittura i reietti intervistati per strada affilano le forche.
C’è chi, inculandosi una minorenne, riceve il plauso del mondo intero, con una breve scossa del capo e un sorriso accennato. Si parla di slatentizzazione dell’animale che abbiamo dentro. E poi. Quando l’insubordinazione di un dipendente arriva a scalfire la credibilità e l’onore del capo…tiriamo fuori quella bella gogna che non usavamo da tempo, la spolveriamo e ci mettiamo dentro l’innocente che più innocente non si può. Ovvio. L’impunità è del capo. Una brutta nazione che dà ragione al presidente, perchè ti ha dato da mangiare, perchè ti ha fatto lavorare. Che schifo, pensarla così. Questa reverenza e il bacino all’anello, trenta inchini e mossettine con le mani. Siccome sei il mio capo, io assolutamente devo rimettermi a qualsiasi tuo insulso capriccio. Una gerarchia terribile. Una logica da antistato irrigimentato e sregolato che non osa prendersela con i capricci insulsi di un tirchio petroliere e se la prende con lo scomodo. Ma per fortuna noi siamo fuori dalla campana di Gauss. E non prendiamo solo a calci una palla, ma anche delle zucche vuote.
Firmato
Jack Donaghy