Delanteri

mi ricordo i tempi in cui abbiamo cominciato a rotolare insieme, la palla ed io…

Archivio per marzo 2011

La mossa del Bel Renè

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Il pallone scendeva a campanile ed in porta si tentava lo “scorpione”. Una frase che suona nella mia memoria (e pure in metrica) più o meno come il Battisti de, il carretto passava e quell’uomo gridava gelati. Io purtroppo son di quella generazione che, il ragazzo del gelato, irrimediabilmente tutto vestito di bianco, non l’ha mai visto dannarsi l’anima dietro a scolaretti, modello cocco bello di Riccione. Però ecco, dovesse sgorgare una lacrima per una reminiscenza del passato, il pensiero del campetto in terra battuta e di ginocchia sbucciate nel tentativo di scimmiottare il leggendario Renè Higuita sarebbe uno dei più gettonati. Per parlare di una leggenda occorre come minimo fare un minimo di chiarezza con una legenda. Lo “scorpione” è il gesto tecnico con il quale il meraviglioso Renè, portiere colombiano nato a Medellìn il 26 agosto 1966, venne assunto nell’empireo del calcio. Fondamentalmente si tratta di respingere un pallone che, a palombella, ti scivolerebbe tranquillo e docile fra le braccia, con i piedi, che sennò è troppo facile. Quindi ci si butta in avanti a braccia larghe per dare una mano al baricentro, cercando l’impatto con la suola delle scarpe alte a centro schiena, appunto come uno scorpione che volesse attaccare l’ignara preda. L’apoteosi del rischio, della ricerca spasmodica dell’adrenalina, della prova empirica che su questa terra non siamo solo di passaggio. Lo “scorpione” infatti è la quint’essenza dell’inutilità tecnica. Riescici e la folla ti amerà, sbaglia il tempo e verrai ricoperto di
ignominia al momento stesso in cui l’innocuo pallone supererà la linea di porta. Roba da campetto insomma. Non per Renè Higuita da Medellìn. Per lui lo “scorpione” come way of life valeva più di tutto e soprattutto in partite ufficiali. Non solo di parate da saltimbanco vive l’uomo però. E a tal proposito, per avvalorare ed introdurre l’argomento, ci gioviamo di un virgolettato del più grande di tutti i tempi, tal Diego Armando Maradona: “L’ho già detto: è stato lui ad inventarsi che i portieri tirassero i rigori, le punizioni e facessero gol. Che nessuno si azzardi a togliergli il brevetto, chiaro?”. Tutto lampante Diego, non ti preoccupare. Renè insomma è stato il primo in tutto. Nessuno di lui si ricorda una parata. Solo rigori realizzati, punizioni nel sette e, of course, il fantomatico scorpione. Con una tale carriera vissuta sul sottile filo del rischio, inevitabile cadere di tanto in tanto nella rete della figura di merda. Higuita ne combinò una colossale ai mondiali di Italia ’90, quando negli ottavi di finale cercò di partire dalla linea di porta palla al piede per guidare quello che solo lui aveva scambiato per contropiede. Driblane uno e passala Renè. Niente da fare. Driblane un altro e passala Renè. Come parlare al vento. I riccioloni come un sipario fuggente dietro la nuca, ad annunciare un uomo che ci ha insegnato la superiorità del prendere le cose della vita in modo meravigliosamente naif. Higuita quella palla non la passo mai. Un’altra leggenda, Roger Milla del Camerun, la rubò e la depositò in una rete sguarnita, facendo godere per un istante l’Africa intera. Renè Higuita oggi, una volta appese le scarpette al chiodo, ha reso pubblica l’intenzione di entrare in politica. Correrà per la carica di sindaco nella natia Medellìn, schierandosi fra le fila di un partito indipendente. “Per diventare sindaco occorrono più o meno 4.500 voti, ma io voglio arrivare a 10.000”. Questa la sua prima dichiarazione sull’argomento. Per parare quel pallone basterebbe allungare le mani. Che senso avrebbe? Io mi ci butto all’ incontrario, di piede, per vedere un po’ l’effetto che fa.

Fat Tuesday

fonte: http://www.bbc.co.uk/news/world-latin-america-12792304

Scritto da delantero

marzo 22, 2011 alle 5:28 pm

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